Operazione “Black Widows”, faida aizzata dalle vedove del clan

Vibo Valentia, Lunedì 09 Aprile 2018 - 20:29 di Redazione

Durante la notte personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Serra San Bruno, con il supporto del Servizio Centrale Operativo di Roma e del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Centrale” di Vibo Valentia, ha eseguito un provvedimento di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 7 indagati responsabili a vario titolo di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi - provento di furto o comunque alterate per aumentarne la potenzialità offensiva (cd a canne mozze) - oltre che di ricettazione: reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Gli arresti hanno riguardato sette persone, tra cui due donne, tutti residenti a Soriano, Sorianello o Gerocarne, reputate contigue ad un clan mafioso della zona. Le indagini, scaturite dal tentato omicidio di NESCI Giovanni Alessandro e di un suo fratello, minorenne e affetto da sindrome di Down, hanno fatto luce su uno spaccato delle dinamiche criminali dell’entroterra vibonese, piagato da decenni dalla contrapposizione armata (nota come “faida dei boschi”) tra due famiglie mafiose, che ha causato già decine di vittime. L’operazione, denominata “Black Widows – Vedove Nere”, ha reso noti i complessi retroscena che hanno portato alla consumazione dell’agguato mafioso nel quale rimasero gravemente feriti - il 28 luglio 2017 - i fratelli NESCI, dipingendo un quadro a fosche tinte fatto di trame ordite senza soluzione di continuità da esponenti di una fazione contro l’altra; in tale quadro si inseriscono il rinvenimento di diverso munizionamento occultato negli anfratti di vecchie abitazioni di Sorianello, così come il sequestro di armi, cartucciere, passamontagna ed un veicolo custoditi dagli indagati all’interno di alcuni stabili disabitati di Gerocarne, pronti per essere utilizzati per una già programmata azione omicidiaria. Rilevante il compito svolto all’interno dell’organizzazione criminale da parte delle donne della famiglia: il loro contributo si è contraddistinto per la violenza delle affermazioni, per la determinazione evidenziata nei propositi omicidiari, per il costante incentivo all’azione delittuosa verso i “maschi buoni” della famiglia (ossia quelli capaci di commettere le azioni delittuose), nonché per l’apporto che in prima persona le stesse hanno garantito nella custodia delle armi, non esitando a coinvolgere anche una anziana signora, indotta dalle figlie ad occultare una pistola nella propria biancheria intima al fine di sfuggire ai controlli. I sette fermati sono stati tutti associati in istituti di pena, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.  



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